





Bietti edizioni
Bella presentazione alla Bibliocalusca di Milano
sabato 9 maggio 26





















16 Apr , 2026|Vincenzo Capodiferro | 2026 | Recensioni
Una toccante bio-storia, di Umberto Lucarelli, in cui memoria e realtà si confondono
È uscito alle stampe Nanni Balestrini. Un uomo gentile di Umberto Lucarelli, Bietti, Milano 2026: «Questo è un libro in cui memoria e realtà si confondono lungo un interrogatorio agli altri che è un’indagine sull’uomo Balestrini; un’operazione di svelamento dell’umano dentro l’intellettuale, che utilizza la stratificazione del lavoro culturale di Balestrini, la sua architettura di opere culturali “Millepiani” per raccontare un uomo che ha sempre creduto nell’arte, come impegno civile, prospettiva per cambiare in meglio la vita delle persone», scrive Fabrizio Fogliato nella prefazione. Il libro è dedicato a tutti gli invisibili. “Gli invisibili”! Umberto scrive «per invitare i giovani a conoscerlo in particolare per stimolare la lettura degli Invisibili». Questa non è una semplice biografia: è una visione del cuore, una visione amorosa, una visione completa, fatta con gli occhi dell’amicizia autentica, vera, quell’amicizia di cui scrive Umberto, riprendendo un dialogo tra Budda ed Ananda: «La buona amicizia è metà della vita spirituale. Non è così Ananda. La buona amicizia è la vita spirituale intera». Come non vedere nel rapporto maestro-allievo, in Budda-Ananda, Nanni-Umberto? Il materialismo diviene qui foriero di spiritualismo, il comunismo di intimismo. Nanni Balestrini (1935-2019), è quell’”uomo gentile”, appartenente ai “Novissimi”, a quel “Dolce stil novo” della vita politica italiana nella primavera del Sessantotto-Settantasette. Poi è venuta la torrida estate che ha bruciato tutti i germogli. Poi è tornato l’inverno dell’imperialismo, del super-capitalismo, del neocolonialismo, del razzismo, dell’anti-antisemitismo sfrenato e irragionevole, la coazione a ripetere delle Shoah dei servi-padroni posthegeliani. Sono tornati venti di guerra in nome dell’Altissimo: le nuove guerre di religione, in cui Dio non c’entra un tubo! Come al solito! Il lager di Dio, l’inferno, aspetta a fauci aperte tutti gli empi. Di lì non si esce. Mai come oggi e più di oggi questa lettura di Lucarelli è utilissima. Lucarelli con stile avanguardista, iper-futurista, con una stesura tutta d’un fiato, ti afferra per il cravattino e ti costringe a seguire tutto: emozioni, eventi, persone, fatti. Tutto si sussegue in un groviglio – apparentemente insensato – di impressioni. Tra i punti cruciali, gli experimenta crucis, Umberto cita “Gruppo 63”, “il famoso 7 aprile del 1979”. Nanni Balestrini appartiene a questo gruppo di Novissimi, poi confluito nel Gruppo 63. Balestrini nuotava in quella nuova, mareggiante, generazione degli anni Settanta, che si riconosceva nel proletariato. Erano i figli di quel tempo. Quella generazione di figli ha inaugurato una rivoluzione contro i padri. Come si esprimeva quello spirito di protesta? Non era una rivoluzione rumorosa, clamorosa, anche se raggiunse apici di violenza ed aggressività nel brigatismo, subito bocciato come una nuova forma di brigantaggio da estirpare. Era una rivoluzione della quotidianità: giovani che attraverso l’arte e la cultura volevano esprimere il loro pensiero. Era una rivoluzione che si esprimeva nel rifiuto del lavoro, inteso come coazione, oppressione, novella forma di schiavismo. Era una rivoluzione che si esprimeva come occupazione degli spazi sociali, come spontaneismo, scioperismo selvaggio. Molti di quei giovani sono stati criminalizzati, senza aver commesso nulla: se non la libera espressione del loro essere. Che c’era di male? I poteri forti, dominati dal dio Mammona, il danaro, temevano questi giovanissimi. Questi giovani erano capaci di organizzarsi in squadre d’azione, difficilmente inquadrabili, come, invece, era stato fatto prima col fascismo. Queste squadre volevano il rinnovamento totale della società: una società a misura d’uomo. Anche il fascismo in fondo era nato da uno spirito di ribellione. Ma c’è una differenza abissale tra ribellione e rivoluzione, come c’è tra anarchia cosciente e anarchia incosciente, tra sindacalismo anarchico e sindacalismo, invece, rivoluzionario. Questi nuclei, queste nuove squadre d’azione, erano intelligenti. Erano capaci di cambiare il mondo. E questo i poteri forti lo sapevano e non lo volevano. Non potevano sopportare una situazione del genere. Dovevano fare qualcosa. Un delitto storico poteva ben distogliere l’attenzione verso di essi e farli presentare come un pericolo sociale, uno spettro rosso, pari alla rivoluzione d’Ottobre degli anni Venti. Quella oramai non faceva più paura. Era inglobata al sistema bi-polarista. Era stata ingabbiata in una forma pervertita di capitalismo totalitario. Questa, invece, faceva paura! Eccome! Era una rivoluzione mondiale! Sotto certi aspetti era anche anti-comunista. Mi si perdoni il paradosso: contro il comunismo totalitario tipo sovietico! Questa aspirava al socialismo reale. Ripudiava il “perpendicolarismo”! Agognava al parallelismo! A quella tanto agognata società comunista, che sognava il giovane Marx nell’Ottocento, in occasione di quell’altra, grande rivoluzione europea: il 1848. È successo un Quarantotto! È successo, anche, sì, il Sessantotto! Al Quarantotto seguì l’autoritarismo monarchico che condusse al totalitarismo. Al Sessantotto l’autoritarismo democratico! Ci voleva un Cristo da crocifiggere per scatenare la caccia alle streghe. Crucifige! Crucifige! Ecce Moro. Il progetto era ambizioso: il compromesso tra cristianesimo e socialismo, tra i due poteri che si erano fronteggiati nella guerra fredda: tra Apollo e Dioniso, Occidente e Oriente, intelligenza razionale ed intelligenza emotiva. Il cervello del mondo sarebbe stato riunificato. Avremmo creato un nuovo modello, il terzo polo: popolar-socialista. Come in fondo voleva, già, Luigi Sturzo che si rivolgeva ai liberi e ai forti. Luigi Sturzo era stato già tacciato di socialismo: nessuno lo sa? L’Italia che aveva inventato il fascismo: una facile via di fuga dal socialismo bolscevico, ora inventava il popolar-socialismo. Questo non lo voleva proprio nessuno, a quel tempo. Umberto Lucarelli viene da quelle frange odorose dei figli dei fiori. I fiori allora profumavano d’incenso: era l’incenso del sacrificio, della lotta, della passione politica e sociale. La scuola era diventata il centro foriero della nuova vita. La scuola era diventata pericolosa. Bisognava di nuovo rinquadrarla. Ci voleva un nuovo Gentile. Il PCI non ha compreso appieno questa vena rivoluzionaria. L’ha bandita. Lo stesso Berlinguer, considerato come eroe nazionale, e l’è, in fondo era un atlantista. Neppure il PCI voleva quella rivoluzione. Le logiche partitiche erano prevalse sullo spirito rivoluzionario, né più né meno come era avvenuto dopo Lenin. Il PCI attraversava la sua fase di stalinismo, cioè di totalitarismo democratico. Il PCI ha avuto un’occasione storica e se l’è bruciata in quell’Ecce Moro! Poi la stagione ideologico-partitica s’è dileguata in quella neo-personalista, con il nuovo culto delle personalità, dal berlusconismo in poi. Il personalismo è più facile da gestire dell’ideologismo. La filosofia postmoderna ha completato l’opera di demolizione dell’ideologismo. Ciò che non si è capito della storia è che la storia è un impasto di idee e fatti, di azioni e pensieri. Lo diceva già Tucidide: “ἔργα” e “νόμοι”. E soprattutto che i veri protagonisti della storia sono gli “Invisibili”: non si vedono. Sul palcoscenico salgono attori. L’attore non è l’autore della storia. Umberto racconta come nel treno una volta Nanni aveva visto “Ser Akel va alla guerra” di Umberto Lucarelli e sotto “Prefazione di Nanni Balestrini”, editore Tranchida, del 1991. E avrebbe voluto mettere: «Romanzo degli anni di piombo». Umberto: «A ventisei anni appena compiuti lessi la prima edizione del suo libro con la dedica a Umberto con amicizia e tante altre cose Nanni…». Si tratta del libro, appunto, de’ “Gli invisibili”. Chi è Nanni? E soprattutto: chi, cosa ha rappresentato per Umberto? «Nanni un tranquillo costruttore un osservatore un architetto di opere corali di parole sovrapposte e ritagliate di pagine e di scritti in cui parlano in tanti ma è sempre lui che parla un taglia e cuci di tutto come del resto è la vita stessa la vita che è un sovrapporsi di immagini di parole di eventi di fatti di onde di atomi di tutto e di niente». Scrive Marco Passeri a proposito di questo libro: «Questo ultimo libro, dedicato a Nanni Balestrini, intellettuale, poeta, scrittore, artista visivo, agitatore appartato e silenzioso, suggeritore di idee e di libri, e, non da ultimo, prefatore, recensore e ammiratore dei libri dello stesso Umberto Lucarelli, segue relativamente a breve distanza una lunga intervista a Oreste Scalzone su Gianmaria Volonté, così si intitola il libro, e di quale anno a Vicolo Calusca, quasi proustiano cammino lungo le vie del Ticinese, lungo e porfondo rimembrare, a quarant’anni di distanza, visi, voci, suoni e gesta di tutti i compagni che popolarono quei luoghi milanesi, ormai irriconoscibili, fino all’emergere della figura di Primo Moroni, figura della quale il libro costituisce un impareggiabile ritratto». Nanni Balestrini non era un “uomo del mio tempo”, era un semplice sognatore, un poeta neo-avanguardista che immaginava, oltre la siepe, interminati spazi, sovrumani silenzi, oltre l’eutanasia del dolce naufragio della civiltà contemporanea nel mare della società liquida. La società poteva cambiare. C’erano i presupposti. Eccome! Magari fosse cambiata, come volevano essi, questi sognatori rivoluzionari nel cuore e nella mente! Non assisteremmo oggi al tracollo nel vortice oproso del neo-imperialismo. In questo mare della società liquida troneggiano pirati petrolieri che virano oltre Ormuz. Troneggiano armieri, affaristi. Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa, anzi per il mondo. Questo spettro, oggi, non è più il comunista, ma il super-capitalista. Umberto con la sua semplicità struggente, ermetica, ci pone innanzi ognora il suo loop del ricordo, il suo topos dell’anima, il suo idillio che animava i fanciullini degli anni Settanta. Questo loop in fondo è come brace sotto la cenere, che sempre, in ogni tempo, se ci sono le condizioni opportune, può scatenare un incendio.
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Da La Fionda
NANNI BALESTRINI. UN UOMO GENTILE
Bietti edizioni











NANNI BALESTRINI. UN UOMO GENTILE
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MILIEU EDIZIONI

CON LUCIANNA ARGENTINO, GIOVANNI SANSONE, ANTONIO DE HONESTIS, TEATRO SAN GASPARE
![Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "Bietti Umberto Lucarelli Nanni Balestrini UN UOMO GENTILE Presentazione del libro lunedi 20 aprile ore ore19:00 19:00 Teatro San Gaspare Via Tor Caldara, 23 (Roma) Fermata metro Arco di Travertino Con: Umberto Lucarelli [autore libro] Giovanni vanniSansone Sansone [regista teatralel Lucianna uciannaArgentino Argentino (poetessa] ဘ Interventi musicali Interventimusicalidi: di: Antonio DeHonestis De"](https://umbertolucarelli.altervista.org/wp-content/uploads/2026/04/image.jpeg)
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