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DI UMBERTO LUCARELLI a cura di Vincenzo Capodiferro

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“NULLA”, DI UMBERTO LUCARELLI

Qualcosa di più di un libro, qualcosa di più di una ricerca di senso…

“Nulla”: ristampa del 2026 di uno scritto di Umberto Lucarelli, edito presso BFS – Biblioteca Franco Serantini, nel lontano 1999.

Scrive l’amico Marco Passeri nella prefazione: «Potrei dire che “Nulla” è un libro di Umberto Lucarelli che parla della morte a soli 17 anni di Sofia, sua amatissima nipote, e che costituisce un tentativo di “elaborarne il lutto” attraverso la scrittura. Potrei dire questo e non direi Nulla. “Nulla” è infatti qualcosa di più di un libro, qualcosa di più di una ricerca di senso, di dare un senso a ciò che di senso non ne ha, e la morte di una ragazza a 17 anni non può averne».

In effetti anche in questa apoteosi del nichilismo, che Umberto ci rioffre a distanza di più di cinque lustri, s’avverte vivo il senso della morte, ma più che della morte, della vita, perché è la morte che dà senso alla vita. Possiamo respirare le arie esistenzialistiche di quel misterioso “esser-per-la-morte”. Ma possiamo nel contempo respirare in queste soffuse righe anche l’aere di quel serpeggiante romanticismo che ci fa ripensare a “In morte del fratello Giovanni”, a “I Sepolcri”.

«“Nulla” è proprio questo, questo fallire, questa consapevolezza di assumere su di sé un compito impossibile, facendo di questa impossibilità la propria forza, ostinandosi, dentro questa impossibilità, e sempre riconoscendola, sempre procedendo senza mai negarla, a dare vita a Sofia, a farla non ri-vivere ma vivere, proprio vivere. E vivere attraverso ciò che lei amava di più: la scrittura» continua il Passeri, come un passero solitario, alla campagna cantando va finché non more il giorno. La letteratura qui assurge come sempre a strumento catartico per neutralizzare, o alleviare la kierkegaardiana “malattia mortale”. L’inaccettabilità del nulla, dell’essere nulla, di finire nel nulla ha sempre tormentato l’uomo fin dagli esordi dell’umanità stessa. Dal dì che nozze e tribunali ed are… ci ricanta il vate. Parmenide ha cercato di curare questa profonda malattia mortale con la riduzione del nulla a paradosso: il nulla non esiste perché non possiamo pensarlo. È bandito dal pensiero, però è sempre presente, come tormento. Thanatos ha tormentato Freud quando anche egli si era reso conto che stava invecchiando e dirigendosi verso la caduta in una fossa, non comune. Prima o poi arriva il sette e sette per tutti. Epicuro: Se c’è la morte non ci siamo noi, se ci siamo noi non c’è la morte. Il problema è che ci sono gli altri: chi ama.

«Distaccarmi completamente da lei per poter scrivere di lei. Perché scrivere di lei è scrivere di noi. Parlare di una vita e di una morte è parlare della nostra vita e della nostra morte. Toccare con mano la sua morte e avere la certezza della mia. Come sarò io di fronte alla mia morte? Avere la consapevolezza che in qualsiasi momento noi possiamo morire, diceva Bernini. Il mio amico Bernini. Io sono qui con mio padre, diceva e guardava la vallata».

Nel testo di Umberto c’è quasi sempre un interlocutore, un alter ego, in questo caso è Bernini. La morte ha un senso solo se ci richiama all’autenticità. È inutile qui richiamare Heidegger. Si può cauterizzare questa ferita mortale che colpisce la Vita nel suo cuore, ricorrendo alla religione, all’arte, alla scienza, alla politica, alla letteratura, a tutto! Ma si risolve così il problema dell’ultima ora? E se non c’è niente? E se c’è qualcosa? E se c’è Dio? E se … il “nulla eterno”? Fredegiso il Toursitano: il nulla esiste e come! È come l’ombra, la tenebra. La nostra ombra non muore. L’ombra della vita è sempre viva e vegeta? E se muore una vita non muore la Vita!? Umberto è un sognatore, un rivoluzionario, un intellettuale, ha scelto la sua vita: il βίος θεωρητικός che è anche “pratico”. Umberto è un filosofo della prassi. La morte è forte come l’amore. Come ci insegna il Cantico: solo l’amore può sconfiggerla. Forte come morte è amore. Tenace come l’inferno la gelosia. A-mors: ciò che resiste alla morte, cioè al nulla eterno. L’amore per Sofia diventa così Filo-Sofia. Ogni esistenza è spiraglio dell’Invisibile esistenza dell’Essere. L’essenza dell’uomo, ciò che resta, in fondo, anche nel nulla è il suo amore e l’amore è intenzionale, si rivolge sempre a qualcosa, a qualcuno, foss’anche sé stessi.

«Quando ci muore una persona estremamente cara è come se esplodesse una bomba e quelli più vicini vengono di colpo più dilaniati». Finché non tocca a noi non ci pensiamo. Quando la morte si avvicina, questa “ignota visitatrice” ci ruba i cari, allora sì che ce n’accorgiamo.

«Un cimitero così, pieno di monumenti, cammini sulla ghiaia, osservi tutte quelle foto, quegli sguardi, il cimitero è sempre lì, tu ci vai in modi diversi. Il cimitero di quando uno è appena morto. Il cimitero silenzioso, ci vai da solo, cosa ci vai a fare al cimitero? Su e giù, i piedi sui granelli dei sassi e guardi i fiori, le forme e le espressioni delle statue, le tombe enormi, le tombe piccole. Distese di morti. Lei è proprio in fondo, cammini in mezzo agli alberi, l’umidità in tutte le stagioni».

La visita ai cimiteri è l’atto romantico più antico del mondo: Dal dì che nozze e tribunali ed are… L’arte, l’architettura nasce con le necropoli, col culto dei morti, che non è culto della morte, è un esorcizzare la morte, sfidarla, un giocare con Lei a morte fino al “Settimo sigillo”, lo scacco matto. La morte non muore, è l’unico essere immortale che esiste. Ma anche la Vita! Gli esseri nascono, crescono e muoiono. Vivere come se si dovesse morire domani: sempre! Questo è il vero senso dell’esistenza!

«Allora riprendo il suo libro e mi rimetto a leggere. Il suo scrivere l’ha resa immortale, io la leggo, lei vive. Io leggo, leggo. Mi metto a rileggere il suo libro: lo imparo a memoria. Forse la vita è proprio un sogno ed inutile e dannoso è porsi domande, scrive Sofia e io avevo redatto una specie di testamento, ricordo, lo aggiornavo ogni tanto in previsione di un viaggio, lasciavo tutto a lei, i miei “diritti d’autore”. Che cosa se ne faceva Sofia dei miei diritti d’autore? Lei era una scrittrice. Più brava di me».

«Trasformare la vita in letteratura, tutta la sofferenza, la gioia, tra le righe: qualcosa che si legga, che resti. Andiamo nel treno, via, si va. Devo rileggere la sua lettera, impararla a memoria. Soltanto se la mando a mente posso scrivere. Che se li compongano pure i romanzi che filano bene, con i colpi di scena e il coinvolgimento del lettore: bravi! Io faccio il mio viaggio dentro al mio treno, con la mia scrittura rivolgo me stesso al mio pubblico di morti. I miei cari morti. Mi faccio leggere dal nulla. Ho ripetuto nulla nulla. Faceva l’effetto di chaleco salvavida e io ero contento».

“Nulla” è un romanzo esistenziale ed esistenzialistico che ci induce ad interrogarci sul senso della vita e della morte. È il racconto della “morte d’un uomo” che è anche la “vita di un uomo”. La morte di Sofia è il supremo sacrificio della vita: grazia a questo atto si erge irremovibile e superna la volontà umana, onnipotente, onnisciente che canta la sua vittoria sulle rovine dell’universo, suona la tromba nel silenzio del nulla, accende una fiaccola d’amore nel buio del nulla. L’essere in fondo cosa è nella sua essenza? L’essere nulla del nulla.

Vincenzo Capodiferro

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“NULLA”, DI UMBERTO LUCARELLI a cura di Vincenzo Capodiferro

Caro Umberto, la lettura di Nulla, il tuo ultimo libro, mi ha attraversato e avvolto in bolla di tristezza per la storia che racconti. Una storia triste e dolorosa come la morte di tua nipote Sofia, una ragazza che aveva solo 17 anni con del talento e una gran voglia di vivere. È una tristezza che sgomenta, compensata però, in parte, dallo stile piacevole, garbato e delicato della tua narrazione. Una narrazione che anche con questo libro ti coinvolge e rende partecipe delle storie del racconto. Una narrazione che ti appartiene ed è il tuo indistinguibile marchio di fabbrica.

#PasqualeAbatangelo

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Potrebbe essere un'illustrazione raffigurante libro e testo

LIBRI DI UMBERTO LUCARELLI

Non vendere i tuoi sogni, mai – Tracce Piombino (LI) 1987, introduzione di Primo Moroni; Tranchida Milano 1987; Bietti Milano 2009 introduzione di Giuliano Tabacco; Bietti 2019 introduzione di Tommaso Spazzali.

Ser Akel va alla guerra – Tranchida 1991, introduzione di Nanni Balestrini; Bietti 2009. Bietti 2025, introduzione di Tommaso Spazzali, nota di Marco Passeri.

Il quaderno di Manuel – Tranchida 1994; (Produzione indipendente, distrib. Amazon), 2024, nota introduttiva di Angelo Fasani, nota finale di Marco Passeri.

Fossimo fatti d’aria – BFS Pisa, 1995; (Produzione indipendente, distr. Amazon), 2025, introduzione di Marco Passeri.

Nulla – BFS, 1999; (Produzione indipendente, distr. Amazon), 2026, introduzione di Marco Passeri.

Pavimento a mattonella– BFS 2001, nota di Lara Fremder.

Sangiorgio il drago– Ibis Como-Pavia 2008.

Rivotrill – Bietti 2011, introduzione di Angelo Fasani, interventi di Maria Brescancin, Riccardo Morelli e Giovanni Sansone. (Produzione indipendente, distr. Amazon), 2025, introduzione di Angelo Fasani, postfazione di Giovanni Sansone.

Commiato – Bietti 2014, introduzione di Roberto Carusi.

Vicolo Calusca – Bietti 2018, introduzione di Tommaso Spazzali.

L’invettiva – Bietti 2020, introduzione di Davide Steccanella.

Ingiustizia! – Bietti 2021, introduzione di Marco Passeri, postfazione di Andrea Scarabelli.

Gianmariavolonté Bietti 2022, prefazione di Fabrizio Fogliato, postfazione di Gino Di Maggio.

Affanno (Produzione indipendente, distrib. Amazon) 2023, introduzione di Marco Passeri.

Montecristo una catastrofe o una salvezza (Produzione indipendente, distrib. Amazon) 2023, nota iniziale di Serena Vita, nota finale di Marco Passeri.

Erstfeld, in treno (Produzione indipendente, distrib. Amazon) 2023, introduzione di Marco Passeri, postfazione di Giovanni Sansone.

Sei giorni troppo lunghi – Milieu Milano 2024, introduzione di Fabio Rodríguez Amaya, postfazione di Pasquale Abatangelo.

La foto e il murale, memorie dai collettivi anni Settanta – Inland n.18, Quaderni di cinema – Bietti, 2024

Tredicianni, una preadolescenza. Un amore negli anni Settanta – Milieu 2025, introduzione di Marco Passeri, postfazione di Giuseppe Lorenzetti.

L’autista della russa – (Produzione indipendente, distrib. Amazon) 2025, introduzione di Marco Passeri, postfazione di Fabrizio Fogliato.

Palestina eroica – (Produzione indipendente, distrib. Amazon) 2025, introduzione di Rossella Ahmad.

Nanni Balestrini. Un uomo gentile. – Bietti 2026, prefazione di Fabrizio Fogliato, nota di Marco Passeri.

Realizzazioni cinematografiche:

Il quaderno di Manuel con Fabrizio Trigari (1994 – 45 min. super 16 mm. Colore).

Fossimo fatti d’aria con Paola Licastro (1999 – 54 min.)

Un percorso d’aria con Paola Licastro (2000 – 27 min. 30 sec.).

Dov’è il progresso? (2001 – 38 sec.). 

Persone (2002 – 47 sec.).

Pavimento a mattonella con Paola Licastro e Roberto Barbierato (2004 – 44 min.).

Ora vedo la luna (2006 – 30 sec.).

Il valore di esistere (2010 – 30 min.) con Francesco Lupi Timini.

Il lavoro possibile (2011 – 6 min. 47 sec.) con Francesco Lupi Timini, Giulia Casoni, Stefano Catti.

Cerco lavoro (2011 – 35 min.) con Francesco Lupi Timini.

Convenzione ONU: da ciascuno il suo (2011 – 13 min.) con Francesco Lupi Timini.

PIL, per l’inserimento lavorativo (2013 – 6 min.).

Rivotrill, l’incontro con l’altro (2017 – 60 min.) con Giovanni Sansone.

Umberto Lucarelli: la scrittura come terapia, di Stefano Taccone – *****

Umberto Lucarelli: la scrittura come terapia, di Stefano Taccone

Pubblicato  da ilrandagiorivista

Con un libro come Sei giorni troppo lunghi (Milieu Edizioni, 2024) Umberto Lucarelli, scrittore, ma anche sceneggiatore, regista, operatore socio-culturale, chiude idealmente un cerchio apertosi come una profonda ferita quarantacinque anni fa, senza che per questo tale ferita possa dirsi chiusa e tanto meno annullata, ché nel regno della contingenza nulla si distrugge mai completamente, casomai si trasforma.

Nato a Milano nel 1961, ma da padre livornese e madre della provincia barese, fin dal 1974, con altri compagni suoi coetanei, fonda il Collettivo Autonomo Antifascista della Barona – quartiere a sud-ovest della capitale lombarda – occupando uno spazio dismesso. La volontà è quella di progettare, inventare, dare colore ad una vita che vice versa appare costantemente minacciata, offesa, soffocata dalle logiche tossiche, oppressive, in scala di grigi della ragione capitalista e lavorista. Come sfuggire all’oppressione del produttivismo e del lavoro come perdita di sé? Come evitare che anche il cosiddetto tempo libero diventi tempo di lavoro condotto con altri mezzi? Sono temi certo già posti nel Sessantotto ed ancora prima – dai situazionisti per esempio -, ma che trovano forse la loro massima espressione italiana nel nodale Settantasette. Sono problemi che in una città come Milano, tra tutte le città d’Italia, identificano forse il loro più lampante fondamento. Sono battaglie che – ahimè già alla fine degli anni Settanta, con il montare della stretta securitaria, della repressione poliziesca e della repressione giudiziaria, con il diffondersi della “droga di Stato” e, last but not least, il trionfo dell’edonismo e del consumismo – appariranno sempre più ardue.

Col senno di poi in questi “sei giorni troppo lunghi”, giacché siamo agli inizi del 1979, sono rinvenibili le prime avvisaglie di ciò che accade solo qualche mese dopo, quel famigerato 7 aprile con l’annesso Teorema Calogero. L’autore non ha allora che 18 anni, l’età in cui, come egli stesso afferma, sulla scorta di quanto sostenuto da un pensatore a lui caro, Rudolf Steiner, il fondatore della antroposofia, si può già intravedere ciò che si sarà e si farà per il resto della propria vita. La percezione della lunghezza – lo si sa – è data dal dolore o dalla noia del tempo che si vive. Certe torture inflitte con la massima crudezza e crudeltà ai membri del collettivo – accusati senza nessuna autentica prova di essere gli assassini, mandanti e/o esecutori materiali, di un gioielliere, pure particolarmente inviso al mondo della sinistra extraparlamentare milanese -, quali scariche elettriche in punti sensibili, senso di soffocamento prodotto riempendo la bocca d’acqua con un tubo, manganelli che picchiano forte, ma vengono anche spinti violentemente nel foro anale… vanno nel senso del dolore, mentre l’isolamento è una sorta di mistura indistinguibile, una noia talmente acuta da divenire dolore. In certi casi, suggerisce oggi Lucarelli, l’unico espediente per difendersi – forse – è sperare in uno svenimento.

Da allora in poi la vita di Lucarelli è segnata ancora dalla militanza, ma anche da una serie di pratiche tendenti se non alla guarigione almeno al bene proprio ed altrui – ché Erich Fromm ce lo insegna: l’amore per sé non è in contraddizione con l’amore per l’altro, anzi l’uno non c’è senza l’altro, mentre l’egoismo è qualcosa di ben diverso – sempre nell’ottica di una unione tra corpo e psiche, ed anche nell’alveo di una critica mossa contro la stessa tradizione teorica del marxismo, notoriamente materialista, malgrado tutte le sue eresie. La meditazione vipassana, il lavoro di educatore negli istituti professionali e a contatto con individui con disagio intellettivo e relazionale, che si manifesta preferibilmente – e là, dove possibile – attraverso laboratori teatrali e cinematografici, e naturalmente la scrittura. L’esordio nell’ambito di quest’ultima è parimenti legato al discorso sulla militanza degli anni della sua adolescenza, Non vendere i tuoi sogni mai (Tracce, 1987; Tranchida, 1987; Bietti, 2009), al quale segue Ser Akel va alla guerra (Tranchida, 1991; Bietti, 2009). Ad essi si aggiungono gli assai più recenti Vicolo Calusca (Bietti, 2018) e Gianmariavolonté (Bietti, 2022), capaci di rinverdire la memoria di due personaggi d’eccezione ed emblematici di un’epoca quali il libraio rivoluzionario, Primo Moroni, e l’attore che compie scelte politicamente assai coraggiose, sprezzante del pericolo della marginalità, e concepisce il cinema – al pari di Picasso per la pittura – come uno strumento politico. 

Questi quattro libri, insieme a Sei giorni troppo lunghi formano oggi una sorta di pentalogia del Settantasette. In un tempo in cui la memoria di quegli anni, di quanto realmente avviene in tutte le sue sfaccettature, è ben lungi da essere patrimonio comune e diffuso, ove la narrazione dominante sembra fossilizzarsi sul, quanto meno nebuloso, conflitto Stato-terrorismo, come se a sinistra vi siano stati solo il PCI e le Brigate Rosse – e purtroppo il tempo che passa, l’avvento di nuove generazioni sembrano tutt’altro che contribuire ad invertire la rotta –, tanto più trovo questa pentalogia preziosa. 

A questo nodo tematico si affiancano però ben presto libri di altro argomento, benché sempre congiunti da un filo rosso che è ancora, benché più latamente, politico. Il quaderno di Manuel (Tranchida, 1994), raccontando dell’intenso rapporto tra un insegnante e un suo studente con disabilità psichica, apre appunto il filone che si occupa di questa problematica, una linea ideale sulla quale si pongono successivamente Pavimento a mattonella (BFS, 2001) e Rivotrill (Bietti, 2011). L’autore non intende mai, non di meno, il disagio della diversità come qualcosa di semplicemente difforme da una presunta, astratta, oggettiva normalità – che spesso questa non è che l’insidioso nome con il quale i poteri dominanti impongono i loro paradigmi. Esso genera anche incontro, occasione di arricchimento, senza per questo naturalmente negare una condizione di sofferenza.

Normale, a dirla tutta, non può dirsi nessuno di noi. Fossimo fatti d’aria (BFS, 1995) pure parla di differenza e sofferenza e pure parla della relazione tra la differenza-sofferenza propria e quella altrui, solo che questa volta, ambientato a Cuba, l’altro è politico, sociale, geografico, benché naturalmente la dimensione psichica si scopra anche qui, finalmente, l’autentico oggetto di interesse. Ma il senso della vita, e della morte, è traccia ancor più evidente in libri successivi come Nulla (BFS, 1999) o Commiato (Bietti, 2014), così come la ricerca sull’esistenza, o meglio ancora sull’essere in Sangiorgio il drago (Ibis, 2008), sagace quanto significativo détournement del celebre racconto agiografico. 

 Entrando nel terzo decennio del XXI secolo, troviamo innanzi tutto Invettiva! (Bietti, 2020), amara denuncia delle condizioni di lavoro nelle cooperative sociali che, pensandosi originariamente come alternativa radicale alla giungla dello sfruttamento capitalista, finiscono, nei tempi più recenti, per mettere in atto i medesimi metodi di mobbing, e Ingiustizia! (Bietti, 2021), che, narrando la vicenda di un professore ingiustamente accusato di molestie sessuali, può essere anche letto come un adombrare la vittimizzazione vissuta sulla propria pelle a 18 anni e quella che si sperimenta collettivamente in pandemia. I successivi Affanno (2023) e Montecristo. Una catastrofe o una salvezza (2023) affrontano invece di petto tale pernicioso, terrificante periodo, anche e soprattutto, per l’autore, data la sua gestione politica e la (in)capacità generale dei cittadini di reagire a certi condizionamenti, scoprendosi peggiori piuttosto che divenire migliori, come vorrebbero certi insistenti slogan che accompagnano le prime settimane di chiusure. Infine, Erstfeld (2023), ambientato in treno, è un’occasione per riprendere, ancora una volta, il filo delle interrogazioni tra vita e morte.

Stefano Taccone

Stefano Taccone è nato a Napoli nel 1981. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico-artistica all’Università di Salerno. Attualmente è docente di Storia dell’arte nella Scuola secondaria di II grado. Ha pubblicato le monografie Hans Haacke. Il contesto politico come materiale (Plectica, 2010), La contestazione dell’arte (Phoebus Edizioni, 2013; Iod Edizioni, 2015), La radicalità dell’avanguardia (Ombre Corte, 2017), La cooperazione dell’arte (Iod Edizioni, 2020), La critica istituzionale. Il nome e la cosa (Ombre Corte, 2022); le raccolte di racconti Sogniloqui (Iod Edizioni, 2018) e Morfeologie (Iod Edizioni, 2019), il romanzo Sertuccio (Iod Edizioni, 2020) e le raccolte di poesie Alienità (Edizioni Divinafollia, 2019), Terrestri d’adozione (Edizioni Progetto Cultura, 2021) e Sciogliete le rime (Campanotto Editore, 2023). Ha curato i volumi Contro l’infelicità. L’Internazionale Situazionista e la sua attualità (Ombre Corte, 2014) e Religione/arte/rivoluzione, anche (Massari Editore, 2020). Collabora stabilmente con le riviste “Frequenze Poetiche”, “Segno” ed “OperaViva Magazine”.

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“Nulla” è, a mio avviso, un capolavoro, uno di quei gioielli letterari che, pur incastonati nel dolore, continuano a brillare, a far brillare la vita, così come continua a brillare Sofia, e a irradiare il suo strano potere…

Lei, metteva pace e tranquillità.

Dall’introduzione di MARCO PASSERI

«Avevo le sue ceneri, gli scatolini, i chiodi: ora apro il libro, mi sono detto. Avevo tutte queste cose davanti ma il mio lavoro procedeva a rilento. Avevo anche il Vangelo, da una parte. Non sapevo se aprire il Vangelo – che leggevo e rileggevo – oppure sfogliare La granulosi maligna acuta. Apro il Vangelo. Apro lo Hodgkin. Riguardo la foto, mi dicevo. Apro il Vangelo, apro lo Hodgkin, guardo le ceneri, mi ripetevo».

Nuova edizione : Milano, 2026

La prima edizione di NULLA uscì nel 1999 con BFS – Biblioteca Franco Serantini, Pisa

A ROMA

3- Umberto Lucarelli- scrittore e regista - presentazione libro "Nanni Balestrini" - Roma 20.04.2026

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3- Umberto Lucarelli- scrittore e regista – presentazione libro “Nanni Balestrini” – Roma 20.04.2026

5- Lucianna Argentino - poetessa - legge libro "Nanni Balestrini" - seconda parte - Roma 20.04.2026

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5- Lucianna Argentino – poetessa – legge libro “Nanni Balestrini” – seconda parte – Roma 20.04.2026

2 - Giovanni Sansone - etnologo sociale - presentazione libro "Nanni Balestrini" - Roma 20.04.2026

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2 – Giovanni Sansone – etnologo sociale – presentazione libro “Nanni Balestrini” – Roma 20.04.2026

1- Lucianna Argentino - poetessa - legge libro "Nanni Balestrini. Un uomo gentile" - Roma 20.04.2026

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1- Lucianna Argentino – poetessa – legge libro “Nanni Balestrini. Un uomo gentile” – Roma 20.04.2026

6-Antonio De Honestis-musicista e compositore-presentazione libro "Nanni Balestrini"-Roma 20.04.2026

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6-Antonio De Honestis-musicista e compositore-presentazione libro “Nanni Balestrini”-Roma 20.04.2026

NANNI BALESTRINI. UN UOMO GENTILE.

“Non conoscevo Nanni Balestrini se non di nome in un tempo passato. Ora dopo la lettura di questo libro ho conosciuto di più questo uomo Gentile attraverso le testimonianze di chi l’ha conosciuto personalmente. Tutto ciò grazie al lavoro e alla dedizione tua Umberto verso l’amico e Maestro a cui hai dedicato con affetto e gratitudine e soprattutto amicizia, questo riconoscimento alla memoria da non perdere. Direi che dopo tutte le testimonianze raccolte da amici, conoscenti e colleghi, nell’ultimo capitolo, attraverso l’intervista immaginata con Nanni, penso che tu sia riuscito, intimamente, ad ottenere ciò che cercavi. La lettura senza punteggiatura in questo caso specifico l’ho trovata più impegnativa dei tuoi scritti precedenti, forse per i numerosi riferimenti a persone e luoghi; come già ti scrissi è come uno spartito musicale senza pause né tempi né regole, necessita ancor più attenzione concentrazione e presenza per poter trovare il giusto ritmo fluido e armonico, ma la melodia arriva sempre. Grazie per questo viaggio”.

Fabrizio Paris

#nannibalestriniunuomogentile

TREDICIANNI

Stamane mi sono letto “Tredicianni” tutto d’un fiato. È stato molto emozionante, commovente. Un giorno un eremita mi disse che i ricordi sono il cimitero, ed è proprio così, anche i bei ricordi, sono dei fatti, degli avvenimenti che sono morti. Caro Umberto con la tua scrittura hai aperto i cancelli del mio cimitero, mi sono commosso. Sono sempre stato un tipo ‘sensibile’ ma da parecchio tempo non mi capitava di commuovermi profondamente come stamattina e detto tra noi, ti confido che ho pianto. I cancelli del cimitero dei ricordi si sono spalancati, le emozioni mi hanno sopraffatto, mi sono profondamente commosso e la angoscia della Vita si è impossessata di me , ho pianto. Poi sono andato in campagna a sistemare e raccogliere la frutta, mentre il tuo libro mi risuonava nella testa, poi ho distribuito la frutta, che io non ce la faccio più a mangiare, è troppa, mi sono distratto abbastanza, ma ancora adesso mi risuona nella testa la tua storia, che accende i miei ricordi, i miei pensieri. Grazie.

Luca Ciccone

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