DI UMBERTO LUCARELLI a cura di Vincenzo Capodiferro

“NULLA”, DI UMBERTO LUCARELLI
Qualcosa di più di un libro, qualcosa di più di una ricerca di senso…
“Nulla”: ristampa del 2026 di uno scritto di Umberto Lucarelli, edito presso BFS – Biblioteca Franco Serantini, nel lontano 1999.
Scrive l’amico Marco Passeri nella prefazione: «Potrei dire che “Nulla” è un libro di Umberto Lucarelli che parla della morte a soli 17 anni di Sofia, sua amatissima nipote, e che costituisce un tentativo di “elaborarne il lutto” attraverso la scrittura. Potrei dire questo e non direi Nulla. “Nulla” è infatti qualcosa di più di un libro, qualcosa di più di una ricerca di senso, di dare un senso a ciò che di senso non ne ha, e la morte di una ragazza a 17 anni non può averne».
In effetti anche in questa apoteosi del nichilismo, che Umberto ci rioffre a distanza di più di cinque lustri, s’avverte vivo il senso della morte, ma più che della morte, della vita, perché è la morte che dà senso alla vita. Possiamo respirare le arie esistenzialistiche di quel misterioso “esser-per-la-morte”. Ma possiamo nel contempo respirare in queste soffuse righe anche l’aere di quel serpeggiante romanticismo che ci fa ripensare a “In morte del fratello Giovanni”, a “I Sepolcri”.
«“Nulla” è proprio questo, questo fallire, questa consapevolezza di assumere su di sé un compito impossibile, facendo di questa impossibilità la propria forza, ostinandosi, dentro questa impossibilità, e sempre riconoscendola, sempre procedendo senza mai negarla, a dare vita a Sofia, a farla non ri-vivere ma vivere, proprio vivere. E vivere attraverso ciò che lei amava di più: la scrittura» continua il Passeri, come un passero solitario, alla campagna cantando va finché non more il giorno. La letteratura qui assurge come sempre a strumento catartico per neutralizzare, o alleviare la kierkegaardiana “malattia mortale”. L’inaccettabilità del nulla, dell’essere nulla, di finire nel nulla ha sempre tormentato l’uomo fin dagli esordi dell’umanità stessa. Dal dì che nozze e tribunali ed are… ci ricanta il vate. Parmenide ha cercato di curare questa profonda malattia mortale con la riduzione del nulla a paradosso: il nulla non esiste perché non possiamo pensarlo. È bandito dal pensiero, però è sempre presente, come tormento. Thanatos ha tormentato Freud quando anche egli si era reso conto che stava invecchiando e dirigendosi verso la caduta in una fossa, non comune. Prima o poi arriva il sette e sette per tutti. Epicuro: Se c’è la morte non ci siamo noi, se ci siamo noi non c’è la morte. Il problema è che ci sono gli altri: chi ama.
«Distaccarmi completamente da lei per poter scrivere di lei. Perché scrivere di lei è scrivere di noi. Parlare di una vita e di una morte è parlare della nostra vita e della nostra morte. Toccare con mano la sua morte e avere la certezza della mia. Come sarò io di fronte alla mia morte? Avere la consapevolezza che in qualsiasi momento noi possiamo morire, diceva Bernini. Il mio amico Bernini. Io sono qui con mio padre, diceva e guardava la vallata».
Nel testo di Umberto c’è quasi sempre un interlocutore, un alter ego, in questo caso è Bernini. La morte ha un senso solo se ci richiama all’autenticità. È inutile qui richiamare Heidegger. Si può cauterizzare questa ferita mortale che colpisce la Vita nel suo cuore, ricorrendo alla religione, all’arte, alla scienza, alla politica, alla letteratura, a tutto! Ma si risolve così il problema dell’ultima ora? E se non c’è niente? E se c’è qualcosa? E se c’è Dio? E se … il “nulla eterno”? Fredegiso il Toursitano: il nulla esiste e come! È come l’ombra, la tenebra. La nostra ombra non muore. L’ombra della vita è sempre viva e vegeta? E se muore una vita non muore la Vita!? Umberto è un sognatore, un rivoluzionario, un intellettuale, ha scelto la sua vita: il βίος θεωρητικός che è anche “pratico”. Umberto è un filosofo della prassi. La morte è forte come l’amore. Come ci insegna il Cantico: solo l’amore può sconfiggerla. Forte come morte è amore. Tenace come l’inferno la gelosia. A-mors: ciò che resiste alla morte, cioè al nulla eterno. L’amore per Sofia diventa così Filo-Sofia. Ogni esistenza è spiraglio dell’Invisibile esistenza dell’Essere. L’essenza dell’uomo, ciò che resta, in fondo, anche nel nulla è il suo amore e l’amore è intenzionale, si rivolge sempre a qualcosa, a qualcuno, foss’anche sé stessi.
«Quando ci muore una persona estremamente cara è come se esplodesse una bomba e quelli più vicini vengono di colpo più dilaniati». Finché non tocca a noi non ci pensiamo. Quando la morte si avvicina, questa “ignota visitatrice” ci ruba i cari, allora sì che ce n’accorgiamo.
«Un cimitero così, pieno di monumenti, cammini sulla ghiaia, osservi tutte quelle foto, quegli sguardi, il cimitero è sempre lì, tu ci vai in modi diversi. Il cimitero di quando uno è appena morto. Il cimitero silenzioso, ci vai da solo, cosa ci vai a fare al cimitero? Su e giù, i piedi sui granelli dei sassi e guardi i fiori, le forme e le espressioni delle statue, le tombe enormi, le tombe piccole. Distese di morti. Lei è proprio in fondo, cammini in mezzo agli alberi, l’umidità in tutte le stagioni».
La visita ai cimiteri è l’atto romantico più antico del mondo: Dal dì che nozze e tribunali ed are… L’arte, l’architettura nasce con le necropoli, col culto dei morti, che non è culto della morte, è un esorcizzare la morte, sfidarla, un giocare con Lei a morte fino al “Settimo sigillo”, lo scacco matto. La morte non muore, è l’unico essere immortale che esiste. Ma anche la Vita! Gli esseri nascono, crescono e muoiono. Vivere come se si dovesse morire domani: sempre! Questo è il vero senso dell’esistenza!
«Allora riprendo il suo libro e mi rimetto a leggere. Il suo scrivere l’ha resa immortale, io la leggo, lei vive. Io leggo, leggo. Mi metto a rileggere il suo libro: lo imparo a memoria. Forse la vita è proprio un sogno ed inutile e dannoso è porsi domande, scrive Sofia e io avevo redatto una specie di testamento, ricordo, lo aggiornavo ogni tanto in previsione di un viaggio, lasciavo tutto a lei, i miei “diritti d’autore”. Che cosa se ne faceva Sofia dei miei diritti d’autore? Lei era una scrittrice. Più brava di me».
«Trasformare la vita in letteratura, tutta la sofferenza, la gioia, tra le righe: qualcosa che si legga, che resti. Andiamo nel treno, via, si va. Devo rileggere la sua lettera, impararla a memoria. Soltanto se la mando a mente posso scrivere. Che se li compongano pure i romanzi che filano bene, con i colpi di scena e il coinvolgimento del lettore: bravi! Io faccio il mio viaggio dentro al mio treno, con la mia scrittura rivolgo me stesso al mio pubblico di morti. I miei cari morti. Mi faccio leggere dal nulla. Ho ripetuto nulla nulla. Faceva l’effetto di chaleco salvavida e io ero contento».
“Nulla” è un romanzo esistenziale ed esistenzialistico che ci induce ad interrogarci sul senso della vita e della morte. È il racconto della “morte d’un uomo” che è anche la “vita di un uomo”. La morte di Sofia è il supremo sacrificio della vita: grazia a questo atto si erge irremovibile e superna la volontà umana, onnipotente, onnisciente che canta la sua vittoria sulle rovine dell’universo, suona la tromba nel silenzio del nulla, accende una fiaccola d’amore nel buio del nulla. L’essere in fondo cosa è nella sua essenza? L’essere nulla del nulla.
Vincenzo Capodiferro



















